Storia del Comune di Pocapaglia

Foto a corredo 1La felice collocazione dei suoi rilievi in margine alla piana del Tanaro è all’origine di una continuità di attestazioni che iniziano dalla preistoria e si ampliano in età romana per la vicinanza con la città di Pollenzo.

I primi documenti scritti sono legati al priorato di S. Giorgio e ai possessi in loco delle abbazie di Nonantola e di Breme, mentre la comparsa di una nuova classe feudale – i “domini di Paucapalea” – si colloca lungo il secolo XII.

Questi, nell’ambito di un cittadinatico quasi plebiscitario da parte delle terre attorno ad Alba, nel 1197 si legano al Comune albese. Mutate le alleanze i “de Paucapalea” si avvicinano ad Asti; gli anni dal 1271 al 1222 vedono i consignori in lotta con Bra, Sommaria Perno, Montaldo Roero e Testona.

Dopo il 1250 nel feudo di Pocapaglia subentrano i “de Coconato” per una parte, che mantengono fino al 1330 circa, mentre un’altra parte è venduta dai consignori di Sommaria Perno nel 1270.
I Falletti compaiono nel feudo nel 1304, completandone l’acquisizione poco dopo il 1332. E’ il secolo della loro potenza: come alleati degli Acaia nella guerra contro il Marchesato di Saluzzo, nella primavera del 1342 custodiscono in Pocapaglia il marchese Tommaso II.
Nel 1346 sconfiggono i De Brayda e i provenzali attorno al campanile di Pollenzo. Nel 1372 i Falletti fanno omaggio ai Savoia per alcuni feudi; allo stesso tempo molestano Bra, quindi, tra la fine del secolo e l’inizio del secolo, sono in contesa con Antonio Porro, conte di S.Vittoria e Pollenzo. La loro mutevole politica li porta nel 1407 a fianco dei marchesi di Monferrato, con ritorsioni da parte di Acaia e Savoia.Foto a corredo 2

E’ l’inizio del declino dei Falletti: il Feudo viene spartito più volte, quindi iniziano le alienazioni a personaggi estranei. Gli stessi antagonismi in famiglia portano Giovanni Antonio Falletti a donare la sesta parte del feudo al marchese di Saluzzo. Lo stesso anno il paese è assalito dalle truppe di Francesco Bollero, capitano al servizio di Francia, su istanza del marchese.

L’abitato subisce un altro saccheggio il 23 giugno 1706 per quattro giorni ad opera delle truppe francesi del La Feuillade accampate a Bra, con maltrattamenti agli abitanti e devastazione del castello. I Falletti si estinsero nel 1784; nel feudo subentrarono i Caissotti di Chiusano dai quali, aboliti i feudi, la proprietà passava ai conti Charros Borré de la Chavanne.

IL CASTELLO

La sua origine è molto antica, è infatti citato la prima volta in un documento dell’imperatore Ottone III risalente al 998. La prima costruzione era costituita da un recinto con torre, ma fu ampliata e ristrutturata più volte nel corso dei secoli.

Appartenne al Vescovo d’Asti, che ne investì come signori del feudo i De Paucalea, poi passò via via a tutti i signori che a Pocapaglia regnarono. Tra questi i Falletti che ne fecero potenziare la struttura. Fu ricostruito verso la metà del XIV secolo, quando in seguito ad una delle frequenti guerre che funestavano il suolo piemontese, il castello fu fortemente rovinato dall’esercito francese. Foto a corredo 3
Tra il XVI e il XVII secolo venneno eseguiti grandi interventi e realizzato il portale in pietra chiara scolpita, raffigurante due armature, orientate l’una verso destra l’altra verso sinistra, alcune armi e spade, frecce, feretre, tamburi, uno scudo ed il basso rilievo di un mascherone.

La tradizione attribuisce tale portale al Sansovino, ma non è documentato; certo è che Filippo Juvarra, chiamato a ristrutturare il castello dopo l’incendio provocato dall’armata francese, ne fu altamente impressionato tanto da ispirarsi per gli stipiti interni di Palazzo Madama.

Nel 1784 si estinse la dinastia dei Falletti e il castello passò ai Savoia e poi ad altri proprietari.

Tra il 1939 e il 1940 l’erede al trono Umberto di Savoia si ritirò a Pocapaglia per riflettere, prima di intraprendere la guerra contro la Francia.

Il castello è ora di proprietà privata.

LE CHIESE

La Parrocchiale. S.S. Giorgio e Donato

Posta nel concentrico, piazza Duchessa Maria Pia, è a meno di cento metri dal Centro Visita dell’ecomuseo. La dedicazione discende dalle più antiche chiese parrocchiali di San Donato e di San Giorgio, entrambe già poste nel concentrico, la seconda già succedanea della più antica chiesa omonima posta nel settore orientale del territorio.

Negli anni tra il 1663-1666 avvenne la costruzione dell’attuale edificio – sul sito di una chiesa già dedicata a S. Giorgio e, quindi a S. Maria degli Angeli – probabilmente con il contributo dei consignori Riccio.

Esiste tuttavia una diversa lettura delle vicende storiche del sito dataci dallo studioso A. Torre, secondo cui la nuova parrocchiale venne costruita al posto della Vergine della Vittoria già appartenente all’ordine domenicano e giuspatronato degli antichi (estinti) signori Brayda.

La chiesa fu restaurata all’inizio dell’800 e venne nuovamente consacrata nel 1804.Foto a corredo 4

La Confraternita di Sant’Agostino

Chiesa della confraternita dei disciplinati si affaccia su via Cavour, a destra si sviluppa il castello e il suo giardino, alla sua sinistra inizia il palazzo comunale sede del centro Visita dell’ecomuseo.

Nel 1585 la visita parrocchiale dello Scarampi la cita rilevando che bene se habet. Al tempo era già proprietà dei disciplinati, due secoli dopo (1741) tuttavia a causa de suo degrado viene in parte demolita con l’adiacente chiesa di S. Maria Maddalena, oggi scomparsa, e iniziata a ricostruire l’anno successivo per opera dell’architetto conte Carlo Giacinto Roero. La sua ricostruzione, che avvenne in parte con materiale di recupero della vecchia costruzione, è di splendide linee barocche.

San Giusto

Santuario che una cronaca del ‘800 definiva come luogo “al quale i locali e gli stranieri accorrevano continuamente per ottenere grazie e con varie processioni durante l’anno”.

Dedicata al santo patrono locale, sorge dietro l’attuale cimitero, in posizione dominante, orientata.

L’edificio è a una sola navata, è riferibile all’esterno alla seconda metà del ‘600; i documenti parrocchiali fanno riferimento a una ricostruzione verso la fine di tale secolo. L’interno fu ornato nel secolo seguente. Dietro l’abside si trova la casa serviva d’abitazione al romito e al cappellano. La relazione del 1742 sulla diocesi precisava che il santo era vescovo di Lione e che la ricorrenza cadeva il 2 settembre.

L’edificio, di proprietà comunale, è oggi in desolante abbandono, il sagrato è infestato dalle erbe e l’interno, con gli stucchi settecenteschi sono andati completamente distrutti.

Sul sagrato, unico testimone di un tempo migliore, rimane il maestoso olmo plurisecolare (del diametro di circa un metro), retaggio di antiche tradizioni germaniche un tempo assai diffuse.

San Giorgio

Foto a corredo 5Su un piccolo colle tra leggera e Macellai, ai margini della pianura del Tanaro. Dell’antica chiesa , già dipendente dall’abbazia di Breme sin verso i primi decenni del ‘300, e citata fino al 1611, resta l’abside romanica, internamente in mattoni. Semicircolare, seppur deteriorata, presenta tracce evidenti di lesene e finestrelle monofore; la sua realizzazione è configurabile nella prima metà del secolo XII.

Madonna degli Ayrali

La chiesa viene anche chiamata della Immacolata Concezione. Si trova tra le aie (ayrali) in via Cavour a sinistra salendo verso il concentrico. E’ quasi sicuramente la chiesa ‘fuori porta’ citata nel 1384 dal Gabotto sul cui altare il messo di S.Vittoria , cacciato in malo modo, depose certe lettere citatorie dei Porro ai Falletti.

Ricordata nelle relazioni sulla diocesi del 1742, era legata alla compagnia delle Umiliate.

Si orna all’interno di un altare ligneo scolpito e dorato.

* Le informazioni sono tratte da Baldassare Molino, Roero. Repertorio degli edifici religiosi e civili d’interesse storico esistenti e scomparsi, degli insediamenti, dei siti, delle testimonianze archeologiche. Profili storici e descrizioni indice toponomastico. Cassa Rurale e Artigiana di Vezza d’Alba, 1983, pp.122-126.


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