Sentiero
della masca

Sentiero
botanico

Anfiteatro
della Ghia

Centro
visita

 

 

 

 

Ecomuseo

IL SENTIERO DELLA MASCA MICILINA

Partenza: Centro Visita

Percorso: via Cavour, via Umberto I, Bric del Brichet, via Cavour, Madonna degli Ayrali, via Rivà, Via Cavour, Strada Prov. 340, Rocca del Castello

Arrivo: Centro Visita

Tempo di percorrenza: 1,30’ h. circa

Difficoltà: facile

Dislivello: 112 mt.

Punti di interesse: Confraternita di Sant’Agostino, Castello, casa della masca Micilina, Bric del Conte, chiesa Madonna degli Ayrali, casa del forno, Bric d’la masca Micilina.

Temi: storici-folclorici, paesaggistici.

DESCRIZIONE

Il sentiero parte direttamente dalla sede dell’ecomuseo, si esce su via Cavour prendendo a destra in direzione del castello. Si costeggiano le sue mura ricche di quel prezioso ospite, più indicato alla flora mediterranea che a quella continentale, quale è il cappero. La sua presenza è riscontrabile su molte delle mura di manieri roerini e testimonia l’antichità delle costruzioni.

Foto a corredo 1Arrivati al bivio con la strada provinciale 340 si continua a mantenere via Cavour, a dieci metri si gira in via Umberto I. Qui lungo il muraglione di cemento, a ridosso della strada, è proposto il primo intervento.

Si procede in direzione del Bric del Brichet, dove sorge la casa della masca Micilina luogo del secondo intervento.

Qui visse la Micilina, la donna che tre secoli or sono venne bruciata perché accusata di stregoneria. Il sentiero racconta questa cronaca, desunta da un documento del ‘700: il visitatore non solo conosce una storia di altri tempi che parla di demonio di stregonerie, di fisica, del libro del comando, utilizzando le parole che qualche anziano userebbe per descrivere l’accaduto, ma scopre anche quella che era la vita contadina di un tempo.

Si ritorna in via Cavour passando accanto al Bric del conte, luogo che molti hanno voluto legare alla fiaba di Italo Calvino dedicata a Pocapaglia: La Barba del Conte in Fiabe Italiane.

Si scende via Cavour passando accanto alla chiesa della Madonna degli Ayrali (delle aie) o dell’Immacolata. Si procede fino all’incrocio con via Rivà che viene imboccata. A cinquanta metri il terzo punto sosta. E’ posto in prossimità della casa del forno e di casa Boarino una delle più suggestive case rurali di un tempo con adiacente la casa del forno. L’immobile è di proprietà privata ma è comunque interessante osservarne l’architettura.

Si ritorna indietro in via Cavour e si percorre fino all’incrocio con la S.P.340. A circa 100 metri dall’imbocco sulla destra si scende nella Rocca del Castello. La discesa è agevole e non presenta particolari difficoltà.

Foto a corredo 2Il Bric d’la Masca Micilina domina la scena: un appuntito dente su cui campeggia un esteso castagno. Questo è il bricco su cui la tradizione vuole che la presunta strega, in una lontana notte seicentesca, venisse impiccata e data alle fiamme. Si racconta che il falò illuminò di cupi bagliori rossastri le forre e gli anfratti di questi tristi luoghi, e da qui deriverebbe l’attuale colore delle Rocche. Questo è il quarto punto di sosta. Di lì si segue il sentiero che, dopo 300 mt., incontra il bivio che girando a destra conduce alla salita che termina davanti al Centro Visita. Proseguendo si segue il tracciato del sentiero dell’Anfiteatro della Ghia con possibilità di giungere fino alla cappella votiva di San Giacomo (in mappa è indicato il sentiero).

La risalita al Centro visite non presenta alcuna difficoltà.

CARATTERISTICHE

Il percorso della Masca Micilina è stato pensato per consentire al visitatore di conoscere:

LAVORI INFRASTRUTTURALI

ALLESTIMENTO

Proponiamo per questo sentiero 4 tappe:

  1. Mura in via Umberto I. L’intervento potrebbe essere quello di rivestirlo con mattoni ‘faccia a vista’ e di creare nicchie da affrescare con le storie dei personaggi della tradizione di Pocapaglia: la masca Micilina, il popolo di Bric Mileui, l’Eremita, il soldato Milton, ...
  2. In prossimità della casa della masca pannello illustrativo che narri la vita della Micelina, la sua origine, le sue pratiche magiche, l’incontro con il diavolo. Al contempo si scopre anche quella che era la vita contadina del tempo (ricordiamo che esiste una cronaca del ‘700 sulla sua vicenda – Bra, Museo di Palazzo Traversa -)
  3. Casa del forno: racconto del processo dell’inquisizione alla Micilina
  4. Nella Rocca del Castello illustrazione della morte della masca e dei fatti che avvennero successivamente

AZIONI DI RICERCA E DIDATTICA

Azioni Per la ricerca

Azioni Per la didattica

Luoghi di interesse storico artistico

  1. Confratenita di Sant’Agostino
  2. Chiesa degli Ayrali
  3. Il Castello

IL SENTIERO DELLA MASCA MICILINA

La Masca Micilina

Micilina, il cui nome di battesimo era Michelina, veniva da Barolo. Era andata sposa a un contadino di Pocapaglia. Essa abitava nel mezzo del paese su un bric detto del Brichetto. “Era piccola e deforme, con una faccia scura, tutta grinze e bitorzoli, incorniciata da pochi capelli bianchi e scomposti, il naso adunco e il mento appuntito, la bocca sdentata e gli occhi guerci spendenti di una luce strana, dotati di un fascino tremendo.

Andando tutta curva per le solinghe strade del paesello o per i sentieri tra le rocche, levava per l’aria quelle sue mani lunghe e secche simili ad artigli, e con il bastone disegnava curiosi mulinelli pronunciando parole incomprensibili; ed anche se tutta sola discorreva ad alta voce, certo con degli spiriti invisibili a tutti fuorché a lei. E pazienza se si fosse contentata di quel parlare oscuro e di quel gesticolare da pazza! Il guaio era che per causa di lei ne capitava tutti i giorni una, che a dirle tutte ci sarebbe da farne un grosso libro come un messale”.2

Così descrive il prof. Euclide Milano la Micilina. I toni sono quelli fiabeschi: altri studiosi locali, come Edoardo Mosca, rifacendosi al lungo e dettagliato manoscritto settecentesco, conservato al Museo di Palazzo Traversa a Bra, ha cercato di comprendere perché Micilina fosse ritenuta una masca.

Forestiera in un paese nuovo, un marito che la batteva da sera a mane, un carattere irrequieto portato alla disobbedienza dovevano aver creato una ribelle: “Lui la chiamava per mandarla nell’orto o nei campi e lei si nascondeva evitando di farsi trovare. Lui si infuriava e, quando gli veniva a tiro, la pestava di santa ragione. Allorché della moglie parlava con i conoscenti si lamentava….affermando di non aver sposato una donna ma una masca che gli sfuggiva di sotto gli occhi e gli ricompariva quando meno se lo aspettava.”3

La storia della masca Micelina è corredata di tantissimi aneddoti sulle sue fatture, sulle sue pratiche stregonesche: “per esempio un giorno attaccò discorso con alcune comari, formando capannello davanti a casa sua. Durante la conversazione le venne fatto di toccare sulla spalla la figlioletta d’una delle comari, che le stava accanto: il giorno dopo alla povera bambina cominciò a crescere la gobba! – Un ragazzo che stava sulla strada a giocare vistala comparire si diede alla fuga, inciampò e cadde: nel rialzarsi si trovò con un piede volto in avanti e uno in dietro!”.4

Insomma tutte le disgrazie dei pocapagliesi avevano come unica fonte la Micilina. Anche la morte del marito le fu attribuita: infatti la Micilina un giorno incontrò un signore elegante che promise di sollevarla dalla sua afflizione: “vostro marito, - disse per ultimo, – si trova in questo momento su un gelso nel campo del Baudetto, ove raccoglie la foglia pei bachi; andate pure da lui senza paura, ché non vi torcerà un capello”5 e di fatto il marito fu trovato ai piedi della pianta da cui era caduto morto e stecchito.

Gli aneddoti sulla persona della Micilina sono tantissimi e ci raccontano della vita di Pocapaglia a quei tempi: dei ritmi contadini, delle occupazioni dei campi, delle fantasie collettive, della vita religiosa,…

Si tramanda anche quello che fu il processo dell’Inquisizione a cui fu sottoposta, sebbene gli atti non ci siano pervenuti.

“Il tribunale dell’Inquisizione di competenza era quello di Savigliano, che mandò un inquisitore con il giudice di Cherasco per appurare i fatti.
Naturalmente dopo le varie interrogazioni e torture la Micilina confessò e fece il nome di moltissime altre streghe in particolar modo di Barolo e fu per questo condannata: ‘fosse sospesa per la gola finché l’anima non si fosse separata dal corpo, quindi abbruciata e le sue ceneri sparse al venti tra le rocche di Pocapaglia dove nottetempo si era intrattenuta in carnale commercio, come lei stessa aveva confessato, con satana più volte apparsole sotto l’aspetto talora di un gatto, tal’altra di caprone’. (…)
Preceduta dai confratelli della Misericordia incappucciati in nero e seguita da tutto il popolo, la triste processione, al canto del Miserere, si avviò verso le Rocche. Raccontarono poi parecchi dei presenti che, lungo il tragitto, mostruosi ragni cercavano dalle ripe scoscese di lanciare lunghi fili di seta a Micilina urlandole, tra i mostruosi sibili che mettevano, di aggrapparsi. (…) Ma la poveretta procedeva con le mani legate dietro la schiena e , davanti a lei, il parroco aspergeva con acqua benedetta il cammino per cui i fili di seta, al contatto con essa, raggrinzivano e scomparivano del tutto.”

La Micilina venne impiccata dagli armigeri del castellano e poi si provvide al fuoco: “il falò illuminò di cupi bagliori rossastri le forre e gli anfratti di quei tristi luoghi e di Micilina non rimase che un mucchio di cenere presto dispersa al vento.”6

Ancora oggi a Pocapaglia si narrano questi eventi e a ricordarli rimane come muto testimone il bric dove la strega in quella lontana notte del Seicento venne impiccata e bruciata. Si staglia nitido nel paesaggio come angolo dai colori giallo rossastri che attira la vista del visitatore.

1 Baldassarre Molino, A Pocapaglia fra trame e misteri, in “GTM notizie”, n.4 ott.-dic. 1997, p.50.

2 Euclide Milano, Nel regno della fantasia. Leggende della provincia di Cuneo, Torino, Fratelli Bocca, 1931, p.148.

3 Edoardo Mosca, La vera storia della Masca, “Bra sette”, n.38 31/10/’86.

4 Euclide Milano, cit., p.149.

5 Ibidem, p.149.

6 Edoardo Mosca, cit.


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